Avventura sull'isola proibita.

25 aprile anno zero

E' una vita che dalla strada vedevo quell'isola, là in mezzo al lago, deserta, misteriosa, bellissima. Sono riuscito ad avvicinarmi con il gommone ed i cartelli esposti su tutto il perimetro davano l'impressione che sulla superficie doveva esserci qualcosa di veramente pericoloso. Dopo varie informazioni da un pescatore locale fornito di pipa e ago per cucire una rete è scaturito che: -Durante l'evacuazione dei tedeschi, alla fine della seconda guerra mondiale l'isola, polveriera dell'esercito, era stata "pulita" gettando le munizioni, le bombe e relativo materiale bellico in acqua. Una sera d'estate del 1968 dall'isola proviene una deflagrazione, esplosione provocata da una mina innescata da non si sa chi e da quel giorno l'isola è "OFF LIMITS". Vi potete immaginare quattro come noi, sempre in giro alla ricerca di nuove avventure e di nuove immersioni e con lo slogan del ns. club "Gruppo ricerche subacquee" se potevamo rinunciare allo sbarco sull'isola. Una sera dopo una riunione decidiamo di mettere a tavolino l'immersione, scartiamo a priori di usare i ns. battelli pneumatici e chiediamo in giro se c'è qualcuno che noleggia imbarcazioni. Chiaramente il proprietario del mezzo non dovrà sapere per cosa ci servirà il mezzo. E dopo una serie di incontri con gente del posto troviamo una barca di 3 metri e mezzo senza motore, il motore di un albergatore locale, un vecchio due tempi di 15 cv. con relativo serbatoio. Accettiamo di buon grado i rischi e ci diamo l'appuntamento alle ore 18.00 sulla riva per metterci d'accordo sui preparativi dell'immersione, dell'attrezzatura, dell'imbarcazione che ci porterà sulla riva dell'isola. Ghost, Nick, Peter, Nitrogen i protagonisti dell'immersione. Siamo consapevoli che se veniamo "beccati", oltre alla multa salatissima potrebbe esserci il sequestro dell'attrezzatura subacquea e dell'imbarcazione presa a noleggio..
Ore 19.14 trasporto motore e istallazione sulla piccola imbarcazione di vetroresina. Qui i primi dubbi: ci staremo in quattro con quattro attrezzature complete?
Ore 20.05 prepariamo i gruppi ARA e decidiamo di non indossarle subito, ma le inseriamo sul fondo della barca e aspettiamo il buio. L'attesa è snervante. Cerchiamo di scherzare tra di noi e decidiamo di fare un'immersione poco profonda, massimo 25 metri e un massimo di 35 minuti, non conoscendo il posto meglio non rischiare. La discesa in acqua dovrà esser effettuata senza luci come il tragitto dal porticciolo all'isola. Per fortuna la luna è leggermente coperta e non illumina eccessivamente la zona del misfatto.
Ore 20.36 Nick e Nitrogen con le loro semistagne salgono in barca subito per non bagnarsi fuori fa ancora freddo e  l'acqua è ancora sui 10 °C, Peter con un paio di colpi mette in moto il motore e io spingo fuori l'imbarcazione dal porticciolo fino a che l'acqua non arriva ai fianchi. Dopo un primo tentativo di saltare in barca, mi accorgo che la piccola imbarcazione è instabile e rischierei di rovesciare tutti in acqua con un salto troppo energico. Faccio spegnere il motore a Peter e riesco con un piede appoggiato sul piede del vecchio Yamaha a salire in bilico sulla poppa del barchino.
Senza remi, solo con un motore che non avevamo mai provato prima, avevamo solo l'assicurazione del proprietario che si sarebbe avviato al primo tentativo, e così è stato, ma poi si sarebbe riavviato dopo averlo spento? Il due cilindri giapponese non aveva tanti dubbi quanti ne avevamo noi. Tranquillo senza emettere rumori strani si mise in moto una seconda volta dopo una sola energica tirata di fune di Peter. Ore 20.45 dopo 9 minuti di navigazione senza luci e coricati sul fondo dell'incredibile barchino eravamo attraccati in una piccola insenatura dell'isola. Subito spaventati da un rumore proveniente da un muretto ci accorgiamo che abbiamo disturbato il sonno di un magnifico esemplare di cigno, che dopo aver alzato il lungo collo ripiega nuovamente la testa fra l'ala sinistra come per nascondersi. Immergo il faro in acqua e l'accendo verso il basso per vedere se il fondo si vede e con meraviglia noto che ci saranno a malapena circa 80 centimetri d'acqua. Decido di scendere per primo, non mi ero mai trovato in una situazione tanto elettrizzante. Spengo il faro e vesto l'attrezzatura in acqua. Gli altri mi seguono.
Il fondo è compatto, sembra fatto di ciottoli molto piccoli. Dopo aver messo le pinne, in assetto positivo mi giro sulla schiena ed assieme ai miei compagni d'immersione decidiamo di scendere. Tutto ok! Giù! Dopo poco più di tre metri decido per primo di accendere il faro. La visibilità non è ottima, pensavo meglio, dopotutto questo posto non è frequentato da nessuno e
decisamente non capisco perché la sospensione è così fitta. Non passano dieci secondi che tutti e quattro i fari a tenuta stagna sono accesi! Attorno a noi delle alghe alte circa 2 metri si scagliano verso la superficie. Riusciamo agevolmente a passare ed a dirigerci verso il basso. Dieci, dodici, a quindici metri incomincia lo spettacolo: una distesa di cassette portamunizioni alcune aperte, alcune chiuse. Tutto sul fondo è coperto dai gusci di un mollusco caratteristico del Lago. Si intravedono proiettili di grosso calibro, sparsi sul fondo, carcasse di bombe esplose che ci guardiamo bene di non toccare comunque. Siamo a -25 metri. Improvvisamente qualcosa sbuca da dietro un masso: un anguilla di circa 80 centimetri, nuota davanti a noi, poi un'altra e un'altra ancora. E' uno spettacolo bellissimo ed avvincente: sembrano serpenti a guardia di un tesoro bellico. Guardo la profondità, il tempo e la pressione della bombola: in un attimo sono passati 12 minuti e siamo ancora a -24 metri, il manometro elettronico segna ancora 175 bar. Chiedo l'OK tutto a posto, ai tre compagni d'avventura, con il caratteristico giro di faro e ottenendo risposta positiva continuiamo l'immersione risalendo piano, piano. Le anguille ci accompagnano durante tutto il tragitto di ritorno, sembrano proprio scortarci verso l'uscita. Improvvisamente ci ritroviamo faccia a faccia con
una bomba di un certo calibro: diametro di circa 30 cm e 60 centimetri di lunghezza. Guardiamo, stando comunque attenti a non toccare nulla sul fondo, se s'intravedono scritte recanti la data ma anche questa è ricoperta di gusci di mollusco. Siamo a -14 metri, aria residua a 20 minuti d'immersione: 160 bar. Decidiamo di risalire ulteriormente. Di tanto in tanto la nostra immersione s'interrompe per l'attraversamento improvviso di lucci, bellissimi esemplari di circa 30/40 centimetri. Si comincia a sentire un po' di freddo alle mani: i guanti messi con il buio non sono stati srotolati bene sui polsini della muta e una leggera infiltrazione d'acqua a 10 ° Centigradi non è certo una calda sensazione di piacere. Peter con Nitrogen si staccano e vanno verso la superficie segnalandoci la fine immersione. Io e  Nick, decidiamo di proseguire ancora un pochino sulla batimetrica dei 10 metri. Con stupore dirigendo il faro verso la base delle alghe notiamo tantissimi puntini rossi a riflesso delle nostre torce. Ci avviciniamo e in mezzo alla flora lacustre compaiono e scompaiono tanti piccoli gamberetti d'acqua dolce. Non riusciamo a staccare gli occhi dalle alghe che continuano a fluttuare come senza peso in acqua. Trascorsi altri undici minuti a
osservare queste strane creature decidiamo di risalire. Spegniamo le torce a -3 metri e proseguiamo fino alla superficie. Siamo emersi a 10 metri dalla barca ormeggiata. Peter e Nitrogen avevano già scaricato l'attrezzatura in barca e con un po' d'apprensione ci stavano aspettando. Felici di aver provato un'immersione nuova, non troppo impegnativa, ma con un tasso d'adrenalina sparato nel sangue decisamente sopra alla media, risaliamo in barca e ritorniamo alla base. Tutto ok. Sono le 21:37. Siamo a terra!

ed è tutto vero!!!!